11 settembre
Terremoto a Caravaggio, spia di allarme «Non facciamoci trovare impreparati»

Terremoto a Caravaggio, spia di allarme «Non facciamoci trovare impreparati»
11 settembre 2016

Terremoto a Caravaggio, spia di allarme «Non facciamoci trovare impreparati»

Scossa di terremoto in Bergamasca. Epicentro a Caravaggio, magnitudo 3.3
Una scossa di terremoto è stata registrata in provincia di Bergamo. L’epicentro è nella Bassa Bergamasca, nella zona di Caravaggio.

Non appena ha appreso la notizia della scossa che ha colpito la Bergamasca con epicentro a Caravaggio, il sindaco si è subito mobilitato insieme agli altri membri dell’amministrazione comunale per verificare danni a persone o cose.


La scossa di terremoto della magnitudo 3.3 è stata registrata alle 17,13 dai sismografi della sala sismica di Roma dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-Centro nazionale terremoti. Fortunatamente a Caravaggio, e anche nei comuni limitrofi, non si contano danni a cose o persone, nonostante una magnitudo di 3.3 non è ritenuta irrilevante. Ad attutirne gli effetti è stata la profondità a cui è avvenuta, pari a 31 chilometri. Il primo cittadino di Caravaggio Claudio Bolandrini vuole, però, interpretare quanto accaduto come «una spia di allarme».

terremoto-caravaggioIn che senso sindaco?

«La zona in cui è inserito Caravaggio è a bassa sismicità. Però la scossa di sabato ci dimostra che non siamo immuni al 100% da possibili sismi e, quindi, non dobbiamo farci trovare impreparati. Questa volta è andata bene perché era a grande profondità. Ma se fosse stata più in superficie?».p089_1_00

Come avete quindi intenzione di procedere?
«Metteremo subito in agenda l’aggiornamento del nostro piano di emergenza comunale che è fermo al 12 marzo 2003 e, quindi, deve essere aggiornato a tutte le recenti normative. In realtà avevamo già previsto di prenderlo in mano questo autunno. Quanto accaduto, però, cambia tutto. Al più presto, quindi, convocheremo una conferenza dei servizi per decidere chi sarà il responsabile che dovrà occuparsi di questo lavoro. Alcuni Comuni a noi limitrofi, approfittando di alcuni finanziamenti regionali, l’hanno già fatto. Noi, purtroppo, siamo rimasti indietro».



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